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La Grotta del Cane

La Grotta del Cane, di origine vulcanica, sorge nelle vicinanze del lago di Agnano e il paese di Agnano Terme, nei Campi Flegrei, in provincia di Napoli. Il nome Agnano sembra derivi dal termine Anauni, serpente. Si dice che il luogo era ricco di serpenti, infatti, che andavano a dissetarsi alle acque del lago. La zona poi divenne rinomata per le sue numerose sorgenti termali (ben 75!), per i fanghi e le pratiche di stregoneria.



La grotta misura un metro di larghezza e due di altezza. La caratteristica della grotta è l’esalazione di acido carbonico sprigionatosi dal sottosuolo. L’acido, dal peso specifico maggiore di quello dell’aria, si addensa anche a 30 cm dal suolo. Il nome di grotta del cane proviene da un crudele esperimento, offerto ai visitatori, in voga nel XVIII secolo e durato fino alla metà del XX, che consisteva nell’introdurre un cane nella cavità, il quale, a causa delle esalazioni letali di acido carbonico libero, era costretto a respirare la sostanza tossica venendo colpito immediatamente da sintomi di asfissia. Se riportato subito all’aria aperta, riprendeva i sensi, altrimenti nel giro di 3 minuti sarebbe morto.



Esiste la testimonianza di un illustre personaggio della letteratura francese, Alexandre Dumas: "Il padrone spinse dentro (il cane )... appena dentro, ... balzò, si levò sui posteriori per sollevare la testa al di sopra dell’aria mefitica che lo circondava. Ma tutto fu inutile: presto vacillò... si coricò, irrigidì le membra, le agitò come in una crisi di agonia, poi… rimase immobile... la bocca piena di schiuma... Lo credetti morto. ..."



Si legge in una pagina del volume di Giuseppe Mormile, "DESCRITTIONE DI TUTTO L’AMENISSIMO PAESE DI POZZUOLO E LUOGHI CONVICINI" del 1670: F Grottà chiamata delli Cani, nella quale ogni cosa viva, che v'entra, muore. G Lago d'Agnano, che non produce altro che rane. H Sudatorii, e fumarole d'Agnano.



La grotta del cane, di interesse non solo scientifico ma anche storico, è stata recentemente (2001) riaperta dopo 30 anni. Il recupero della cavità avviene in seguito al restauro delle Antiche Terme Romane, costruite 2700 anni fa. La visita, guidata, alla grotta avviene dietro prenotazione e comprende anche le terme romane.


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Daniele Imperi - Speleoblog, Forum Speleonauti


Fonte: Article-Marketing.it




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Speleologia e speleonauti

La speleologia è, letteralmente, la scienza che studia le grotte, la disciplina che si occupa della genesi e della evoluzione degli ambienti ipogei. Una grotta è un ambiente che si sviluppa al di sotto del suolo, grazie all'azione erosiva delle acque, che sciolgono la roccia creando sale, cunicoli, gallerie, pozzi e provocando frane, trasformando così l'intero ambiente sotterraneo con la loro azione erosiva e costruttrice insieme. Perché l'acqua non si limita soltanto a scavare, ma produce accumuli di carbonato di calcio che, nel corso dei secoli, assumono le più disparate forme, creando paesaggi suggestivi ed unici: sono queste le cosiddette concrezioni calcaree che adornano le grotte e ne fanno uno degli ambienti più particolari e delicati della terra.



Se tutti abbiamo certo sentito parlare di stalattiti e stalagmiti (una stalattite si forma a partire della volta dell'ambiente ipogeo, a causa dello stillicidio dell'acqua che deposita calcare, fino a formare una struttura conica rivolta verso il basso. Una stalagmite, invece, si forma a partire dal suolo, grazie al deposito di calcare contenuto nell'acqua che percola dall'alto ed ha una struttura conica rivolta appunto verso l'alto. Col tempo stalattiti e stalagmiti posso unirsi e formare delle colonne di dimensioni anche notevoli), una grotta nasconde però altre mirabili forme calcaree, che non finiscono di stupire colui che si avventura al di sotto della superficie terrestre: capelli d'angelo (concrezioni tubolari, trasparenti, delicatissime, da cui cade acqua a stillicidio), vaschette piene d'acqua cristallina, concrezioni a broccoli, concrezioni a vela, a dente di cane, cristalli di calcite. Queste concrezioni costituiscono una sorta di tesoro all'interno di una grotta e la loro presenza e varietà ne determina la bellezza.



Chi si avventura all'interno del sottosuolo è un esperto che ne conosce le caratteristiche e sa quindi come muoversi ed affrontare le varie difficoltà che potrebbe incontrare. Viene chiamato speleologo, ma spesso è soltanto uno speleonauta che ama addentrarsi sottoterra per ammirarne le bellezze che vi si nascondono.



Come e quando entrare in una grotta



Una grotta non è l'ambiente naturale dell'uomo e può rivelarsi molto pericolosa. E' bene entrarvi soltanto se si sa come muoversi all'interno, se alle spalle si ha un corso di introduzione alla speleologia, in cui si sono potute apprendere le nozioni principali sulla morfologia dell'ambiente ipogeo e sulle tecniche di progressione.



Dopo aver frequentato un corso, presso uno dei tanti gruppi speleologici presenti in Italia, l'allievo ha acquisito una minima esperienza all'interno delle grotte, ha imparato le tecniche di progressione su corda, ha capito quali pericoli possono nascondere. Se ancora non è in grado di avventurarsi da solo in grotte sconosciute, specialmente ad andamento verticale, sa comunque avanzare nell'ambiente.



E' bene a questo punto parlare della suddivisione che gli speleologi fanno delle grotte: orizzontali e verticali.
Viene definita orizzontale una grotta la cui progressione all'interno avviene senza l'uso di attrezzature tecniche (imbracatura, moschettoni, corde, attrezzi per la discesa e la risalita), mentre è verticale una grotta che presenta tratti da superare con l'ausilio di attrezzature tecniche di progressione su corda.
Una grotta orizzontale non è certo una strada asfaltata, può presentare dei tratti da oltrepassare in arrampicata libera, magari dovuti a frane, così come una grotta verticale non è detto che sia costituita da una serie continua di pozzi, come vengono definiti i tratti verticali.



Una grotta è un ambiente variegato, fatto di gallerie, sale, strettoie, pozzi, spaccature, cunicoli, frane, pendii. Entrare in una grotta è un'esperienza unica ed affascinante, ma è bene farlo accompagnati da personale esperto.



Grotte turistiche e non



Alcune grotte, per la loro rara bellezza, sono state chiuse al pubblico e vengono sfruttate come grotte turistiche. Una grotta turistica è stata attrezzata in modo tale da essere percorsa, per tutta la sua lunghezza o per parte di essa, da un pubblico vasto e non soltanto da speleologi. Sono state montate passerelle per rendere più agevole il percorso, luci per illuminare gallerie e volte. Se da una parte questo lavoro permette la visita ad un gran numero di persone, tuttavia la grotta viene a perdere parte del suo fascino e della sua naturalezza, proprio a causa di passerelle, fili elettrici, centraline, lampade al neon.



Grotte di interesse scientifico



La grotta ha rappresentato uno dei primi rifugi dell'uomo preistorico, così come di alcuni mammiferi ormai estinti. E' più che naturale, quindi, rinvenire all'interno di alcune grotte ossa umane appartenenti all'Età del Bronzo o all'antenato dell'orso, l'ursus spelaeus, così come manufatti e altri reperti di interesse archeologico. Alcune grotte erano utilizzate inoltre come luoghi di sepoltura. Questi ambienti sotterranei sono protetti perché unici e di grande valore scientifico.



Vita all'interno di una grotta



E' frequente chiedere agli speleologi se c'è aria e vita al di sotto della superficie terrestre.
Una grotta, essendo provvista di un'entrata, è caratterizzata da una circolazione di aria, in alcuni casi perfino sottoforma di fortissimi e gelidi venti. L'aria all'interno non è inquinata né rarefatta, quindi.



Ciò che rende l'ambiente ipogeo differente da quello di superficie è principalmente l'assenza di luce. Il buio pesto, l'oscurità profonda che non consente all'occhio di abituarsi poiché non esiste alcuna fonte di luce. Una volta sotto, una volta abbandonata l'area scarsamente illuminata dall'imbocco della grotta, si entra in un altro mondo e in un'altra dimensione. Si deve obbedire ad altre leggi naturali.



Il casco, d'obbligo per proteggere il capo da urti accidentali contro la roccia o dalla caduta di piccoli sassi dovuti a frane, assestamenti o dal movimento degli stessi speleologi, è provvisto di un apparato di illuminazione che consente di rendere visibile un buon tratto, in funzione della sua potenza ma anche della conformazione della grotta.



Le specie animali che vivono al suo interno sono quindi in grado di muoversi nell'oscurità.
La più conosciuta è senza dubbio il pipistrello, mammifero in grado di volare e spostarsi grazie agli ultrasuoni. Ha fatto della grotta il suo habitat principale, che abbandona per procurarsi il cibo. Alcune grotte ospitano intere colonie di pipistrelli, che creano, coi loro escrementi, strati e strati di guano.
Una serie di insetti, presenti soprattutto in vicinanza dell'entrata, popola l'ambiente ipogeo. Ragni, alcuni dei quali grossi come l'unghia di un pollice, zanzare, moscerini e poi colonie di dolichopoda (Dolichopoda ligustica) o grilli delle grotte, insetti ortotteri dotati di lunghe antenne e lunghe zampe, adattate a muoversi all'interno delle grotte.
Ma nelle cavità naturali troviamo anche alcuni anfibi. Il più particolare è il proteo (Proteus anguinus), anfibio anguilliforme, cieco, dalla pelle rosata, in Italia presente nell'area di Trieste e Gorizia. In vicinanza dell'entrata, nel caso di grotte che presentano una circolazione di acqua al loro interno, si rinvengono spesso rane e più raramente salamandre.



La speleologia è, oltre a una disciplina scientifica, una grande passione che unisce l'amore per la natura con la propensione all'avventura e alla ricerca. Lo speleologo, che si impegna a mantenere inalterato l'ambiente in cui si avventura, ne è il suo primo rappresentante.


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Daniele Imperi, speleonauta, ha frequentato un corso di introduzione alla speleologia nel 2004. Nel suo speleoblog descrive le grotte visitate, oltre ad escursioni in montagna.


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Le piante e la potatura

Con il termine potatura si intendono tutte le attività che permettono di controllare il naturale modo di vegetare e fruttificare degli alberi e piante che abbiamo nel giardino di casa. Grazie a queste attività è possibile ottenere il massimo dalla pianta in termini di estetica, funzionalità e igiene.

Lo scopo della potatura quindi è di mantenere a lungo l'armonia della chioma e la salute della pianta, pertanto dovranno essere evitati gli interventi troppo drastici che ne alterano fortemente la conformazione. Una potatura eccessiva infatti può danneggiare la pianta indebolendo le sue difese favorendo così l'insorgere di malattie.
Falsa è la credenza che la potatura sia un intervento da praticarsi annualmente. Se l'albero è stato piantato rispettando gli spazi uno dall'altro, in un terreno mantenuto ricco di nutrimenti e la pianta non presenta particolari problematiche, spesso la potatura non è necessaria se non in piccoli interventi di contenimento.
Con l'avanzare dell'età della pianta gli interventi di potatura saranno sempre meno necessari fino a costituire eventi straordinari. Un'altra convinzione errata è che la potatura fortifica la pianta. La realtà è che la potatura modifica i percorsi linfatici obbligando la pianta a reindirizzare i nutrimenti e le forze destinati ai rami potati verso altri rami. Potare rami di poca importanza sortisce effetti di poca importanza, la scelta di potare rami importanti dovrebbe essere fatta con la consapevolezza di come la pianta reagirà operando anche le azioni che l'aiutino a riprendersi come l'applicazione di una pasta protettiva e cicatrizzante.
Altro aspetto molto importante da tenere in considerazione relativamente alla potatura è che questa non costituisce rimedio alle malattie. Se una pianta presenta segni di malattia spesso le azioni da intraprendere sono altre e, se non si ha l'esperienza necessaria per procedere, è consigliabile rivolgersi ad un esperto.
Le tipologie di potatura più comuni sono:
- Rimondatura: questa azione prevede l'eliminazione di rami secchi o danneggiati e deve essere eseguita con regolarità.
- Contenimento: questa azione consente di mantenere la dimensione della chioma della pianta entro gli spazi previsti accorciando così i rami che si sono allungati troppo.
- Diradamento: questa azione consente di eliminare alla base i rami dove sono cresciuti troppo fitti. Fondamentale per la pianta infatti è il passaggio di aria e luce e se l'infittimento della chioma impedisce questo è consigliabile praticare il diradamento.

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Valerio Carnevali

Agenzia Immobiliare Rasi


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La Stella di Natale

Euphorbia (o Poinsettia) pulcherrima proviene dal Messico, dove fu scoperta nel 1834; nel suo abitat naturale è un arbusto alto sino a 5 metri. Questa pianta presenta foglie modificate nel colore dette brattee ed è facilmente reperibile nel periodo invernale, specie a Natale, quando i suoi toni vibranti fungono da decorazione. I veri fiori sono piccoli e gialli e fioriscono contemporaneamente alle brattee ornamentali. I numerosi ibridi attualmente disponibili sono più compatti di quanto lo fossero precedentemente; infatti, vengono trattati con un ritardante per la crescita in modo da garantire delle piante di dimensioni contenute. Affinché producano le caratteristiche brattee colorate a metà inverno, le Stelle di Natale vengono tenute in condizioni particolari, difficilmente riproducibili fra le pareti domestiche e, pertanto, molte piante vengono eliminate dopo la caduta delle brattee, a maggio. Le sue brattee vivacemente colorate fanno della Stella di Natale la pianta natalizia più piacevole.


Temperatura - Atmosfera
La Stella di Natale ha bisogno di una temperatura minima di 14° C e va tenuta lontana dalle correnti d'aria. Sistemare il vaso in modo che abbia una buona luce: in inverno tollera bene anche quella diretta del sole. Nel caso la pianta venga tenuta anche in estate, è bene evitare l'illuminazione solare diretta.


Acqua
Le piante acquistate a Natale sono, in genere, già ben assestate, con un apparato radicale forte e vigoroso; bagnarle abbondantemente, ma aspettare che il terriccio sia ben asciutto in superficie prima di annaffiarle. Ricordare che più la temperatura è alta, più l'esemplare avrà bisogno di acqua.


Umidità
Irrorare regolarmente la Stella di Natale e metterla su di una vaschetta di ciottoli idrofili per mantenere costante l'umidità; in alternativa, sistemarla in un portavaso decorativo e riempire lo spazio libero utilizzando della torba umida.


Concimazione
Concimare la Stella di Natale solo durante la primavera e l'estate: la maggior parte delle piante, tuttavia, non sarà più in casa in questa stagione, ma sarà stata trasferita nel patio.


Rinvasatura
A maggio tagliare la Stella di Natale a metà e poi rinvasarla utilizzando un terriccio drenante.


Per far fiorire la Stella di Natale da un anno all'altro è necessario mantenerla completamente al buio 14 ore ogni giorno durante i mesi di ottobre e novembre; qualunque interruzione renderà inefficace il processo e si dovrà ricominciare nuovamente tutto da capo.



Problemi e rimedi

Problemi di coltura. La carenza di acqua, la temperatura eccessiva e le correnti d'aria, sono molto dannose per la Stella di Natale.

Le foglie si afflosciano. Un ambiente troppo freddo è il responsabile di questo inconveniente, come anche la mancanza di cure. Se le foglie ingialliscono, si arricciano e cadono la causa è da ricercarsi nell'eccessivo caldo o nella scarsa umidità.


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Emanuela Caposecco

Emydea - fiori, piante, composizioni floreali


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I pannelli solari

I pannelli solari termici permettono di riscaldare l'acqua sanitaria che viene utilizzata quotidianamente in una normale casa o appartamento evitando di usare gas o elettricità che sono
inquinanti e sempre più cari. In termini pratici sono un sostituto dello scaldabagno elettrico o della caldaia a gas per ottenere acqua calda nelle nostre case. Il vantaggio economico di questo investimento è indubbio. In Italia un impianto in base all’ubicazione della vostra casa si ammortizza nel giro di 3-8 anni e siccome la durata media è di 15-20 anni il risparmio economico che emerge dalle vostre bollette è notevole.

Tali sistemi sono normalmente composti da un pannello che assorbe l’energia solare, uno scambiatore, all’interno del quale circola un fluido che serve per trasferire il calore dal sole alla vostra acqua di casa. Lo scambiatore è composto da una serpentina all’interno della quale circola il fluido. Tale serpentina passa dal pannello al serbatoio di acqua calda così da trasportare il calore ed accumularlo nel serbatoio sotto forma di acqua calda che andrà a riscaldare la vostra casa o vi permetterà di fare una doccia calda a spese esclusivamente del sole.



Oltre ad un risparmio economico è molto importante l’impatto ambientale di questi impianti che è completamente nullo. La conseguenza più diretta è il risparmio di idrocarburi quali petrolio o gas e di energia elettrica. I benefici sono molteplici: mancata emissione di CO2, minore necessità di infrastrutture per il trasporto dell’energia da grandi distanze, mancata emissione di ossidi di zolfo, di azoto e di pm10, mancata immissione nell’ambiente di calore che contribuisce al riscaldamento globale. Una curiosità viene dal comune di Selva di Val Gardena che vanta la più elevata diffusione di pannelli solari termici in Italia. Nel territorio del comune sono installati 2000 m2 di pannelli con una media di quasi 800 m2 per mille abitanti.



Questi tipi di impianti si possono suddividere in diverse tipologie di cui non mi dilungo nella descrizione ma mi limito solo di informarvi dell’esistenza: piani vetrati e non, piani selettivi e non, sottovuoto, vetrati con aria calda, scoperti.



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Valerio Carnevali

Valerio Carnevali soluzioni informatiche

Immobiliare Rasi


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In questi periodi di risparmio energetico, diminuzione delle emissioni, contenimento dei costi e soprattutto delle bollette, si cercano in tutti i modi soluzioni per consumare meno ma non dover
abbassare i nostri standard di vita.


Molte aziende stanno studiando soluzioni moderne ed ecologiche per il riscaldamento ed attrezzature per la climatizzazione degli ambienti domestici. Uno degli ultimi ritrovati sono i quadri a parete riscaldanti, un innovativo sistema eco riscaldante che assicura grandi vantaggi economici e un efficace riscaldamento ecologico. Esistono sia nel formato quadri a parete, che come caloriferi a parete e grazie alla loro innovativa tecnologia riescono a riscaldare un appartamento consumando molto meno dei tradizionali sistemi di riscaldamento.


A breve sarà possibile utilizzarli anche come sistemi di riscaldamento a pavimento, facili da installare ed estremamente economici, sia per la posa che per la gestione. Le nuove tecnologie in materia di riscaldamento stanno trovando anche valide risposte negli impianti di riscaldamento a pavimento che sfruttano l’energia solare a costo nullo e perciò garantiscono temperature confortevoli in pieno rispetto dell’ambiente.

Esistono poi ovviamente i pannelli solari che sono spesso utilizzati negli impianti termici per la produzione di acqua calda sanitaria o per il riscaldamento domestico e sono chiamati anche collettori solari. Ne esistono di due tipi, i collettori piani, più usati e più economici che si possono usare anche se il cielo è nuvoloso, e i collettori a concentrazione, che sfruttano solo la radiazione diretta ma producono temperature più elevate. Di primaria importanza è però poter mettere a confronto il vecchio sistema caldaie/termosifoni e pannelli solari/termoconvettori e radiatori di nuova generazione. In quanto a risparmio, emerge che un impianto a pannelli radianti di nuova generazione abbatte i costi di combustibile del 50% circa, mentre accorgimenti più oculati, quale il solo utilizzo nelle zone vivibili (o zone di lavoro) possono abbattere i costi fino al 70%.

Nella scelta di collettori e di centraline solari bisogna tener conto anche di quanta energia serva per la sua produzione, in modo da scegliere quelle tecnologie a basso impatto ambientale ed energetico. Un modulo standard da due metri per uno consente il riscaldamento di un ambiente interno di circa 30 metri quadri di superficie. Per riscaldare superfici superiori è comunque possibile installare più moduli con eventuale pompa a vuoto.

Altra soluzione, specialmente nei luoghi isolati, è utilizzare le caldaie a legna, a pellets o a mais, che hanno raggiunto un livello abbastanza elevato di efficienza e affidabilità, ed inoltre non producono fumi tossici, dato che bruciano solo combustibili naturali. Il riscaldamento infrarossi è inoltre un nuovo sistema che permette di scaldare senza disperdere il calore.

I normali caloriferi scaldano l'aria, e questa scalda l'ambiente circostante, con gli infrarossi si elimina un passaggio. I raggi infrarossi, infatti, scaldano direttamente persone ed oggetti presenti
nella casa. Il riscaldamento per irraggiamento emette calore sotto forma di radiazioni infrarosse, simili al calore dei raggi del sole, producendo un comfort termico direttamente sul corpo. Il calore così prodotto è assolutamente pulito, ecologico e addirittura benefico per il corpo, riducendo notevolmente i consumi e quindi anche i costi.

Gli attuali metodi di riscaldamento, basati su fonti di energia non rinnovabili e spesso non compatibili con l’ambiente, non sono più sostenibili sul lungo periodo.

Prima o poi nelle nostre case dovremo affrontare il problema di passare ad utilizzare fonti di energia rinnovabili e che rispettino l’ambiente. Il petrolio non durerà per sempre, anzi, e anche il gas diventa sempre più caro ogni anno che passa, influenzato sia da questioni economiche che politiche. Questi sono solo alcuni dei metodi innovativi per riscaldare le nostre case, molte aziende sono alla ricerca di soluzioni sempre più efficienti, sempre più economiche e soprattutto nel rispetto dell’ambiente.




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A cura di Michele De Capitani
Trenet Srl – Web design posizionamento


Fonte: Article-Marketing.it



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Capita molto frequentemente che le condizioni in cui le nostre piante da appartamento vivono non siano proprio ottimali, poiché l'ambiente in cui viviamo è spesso assai diverso da quello ideale alla vita ve­getale, in modo particolare per quanto ri­guarda l'umidità dell'aria, realizzabile sol­tanto in serra. E’ necessario tenere presenti le particolari necessità di aria, umi­dità, luce e del tipo di terreno adatto, va­riabile da pianta a pianta. Il resto di­pende dal buon senso e dall'applicazione di norme elementari che sono note a tutti, dato che raramente possiamo permetterci una serra dove spostare le piante se queste accusano dei problemi.


I luoghi in cui viviamo sono in genere troppo asciutti per le piante, specie quando vi sono impianti di riscaldamento centraliz­zato; le stufe a cherosene variano di poco l'umidità dell'aria, ma l'opposto si verifica con l'impiego di combustibili solidi o di gas, a meno che non vengano installati degli umidificatori. Il rimedio consiste nel creare un favorevole microclima attorno alle piante e il siste­ma più semplice per realizzarlo consiste nel mettere il vaso della pianta all'interno di un altro vaso più grande. Riempiamo lo spazio vuoto tra le pareti dei due recipienti con sabbia o torba in modo da tenerle costantemente umide. Siccome l'acqua evapora, la pianta viene ad essere avvolta dal pur tenue vapore che si sviluppa e le sue foglie possono usufruire di un'oasi d’aria umida, anche se tutta l'aria attorno è secca.



Nonostante queste precauzioni vi sono degli ambienti, in un appartamento, che sono proprio inadatti per le piante, come spesso succede nelle vicinanze dei radiatori dei termosifoni perché troppo caldi: altri luoghi sono inadatti perché troppo asciutti. Anche se la temperatura dell’ambiente può sembrare adatta alla pianta, una continua corrente d'aria fredda avrebbe su di
essa effetti molto dannosi; la pianta inizierebbe a perdere foglie e probabilmente mo­rirebbe, sicché è bene stare attenti al manifestarsi di tali segnali.



Poi bisogna tener presente che le piante se­guono propri cicli naturali che dipendono fondamentalmente dalle variazioni sta­gionali della temperatura, dell'intensità e della durata dell'illuminazione. È evidente che le piante d'appartamento avvertono meno di queste modificazioni, tuttavia non è raro vedere piante che crescono floride senza però fiorire a causa di
un'illuminazione troppo scarsa o troppo violenta. Bisogna dunque considerarne l’ubicazione nella casa: in primavera, la stagione di maggiore attività vegetativa, le piante aumentano le proprie richieste di tutto ciò che necessita loro per l'accrescimento tra cui, fondamen­tale, la luce. Se sono collocate in angoli bui, è meglio spostarle in modo che possano go­dere dei primi giorni di sole, ma fate atten­zione che la luce convogliata dai vetri non le danneggi: alcune specie sono infatti particolarmente sensibili, al punto da perdere la colorazione fogliare.



Durante l'inverno sono state ridotte le ferti­lizzazioni e le irrigazioni: è questo il mo­mento di riprendere a poco a poco il rit­mo normale; infatti, mentre nei mesi freddi era sufficiente innaffiare le vostre piante circa una volta ogni tre giorni, ora che esse riprendono l'attività vegetativa dovete ri­spondere alle particolari esigenze di ognu­na. Se la pianta si presenta carente d'acqua e il terreno tende ad asciugarsi velocemente, potete mettere il vaso a “bagno maria” in uno più grande riempito d'acqua in modo che l'assorbimento sia continuo. Allo stesso modo è importante aumentare la cadenza delle fertilizzazioni, che mentre durante l'inverno erano poco o per nulla necessarie, durante la primavera è opportuno siano effettuate almeno una volta al mese o anche più spes­so secondo le specifiche occorrenze della pianta. State però attenti a non eccedere nelle dosi per non bruciare le radici o le fo­glie; se questo caso purtroppo si verificasse, fate un'abbondante innaffiatura per diluire il fertilizzante.



Un caso particolare è costituito dalle piante grasse: esse si ridestano da un periodo di completa inattività, quindi la ripresa delle innaffiature e delle fertilizzazioni deve esse­re graduale e le quantità sempre limitate; si inizierà inumidendo leggermente il terreno per stimolare il risveglio delle radici e si au­menterà poi progressivamente la dose.



Dovete inoltre effettuare una pulizia della pianta rimuovendo le foglie cadute e quelle parzialmente inaridite: non abbiate timo­re, le ferite si cicatrizzeranno in fretta. Ac­corciate i rami delle rampicanti, soprattutto se sono malati o secchi, e ricorrete pure alla cimatura affinché si moltiplichino i ramoscelli sottostanti per aumentare la fittezza e la rigogliosità della pianta stessa. Sostituite, se necessario, il tutore delle piante e applicate­ne a quelle che ne avessero bisogno; ne esi­stono in commercio in bambù o plastica di tutte le lunghezze e forme e ve ne sono anche tipi specifici per le rampicanti circondati di uno strato di materiali vari (muschio, paglia, ecc.). Dovrete interrare bene il tutore e le­garvi stabilmente la pianta utilizzando ma­teriale non troppo visibile.



La polvere che si deposita sulle foglie può ostruirne i pori, impedendo così la respira­zione: pulite le foglie con un batuffolo di cotone imbevuto d'acqua o con i prodotti ap­positamente esistenti e ripetete questa ope­razione costantemente. Alcune specie, come la Vriesia, emettono nuovi germogli collegati alla pianta madre tramite le radici: tali indi­vidui possono essere separati e piantati in altri vasi in cui cresceranno autonomamen­te. Al fine di mantenere la massima quantità di terra possibile attorno alle radici è meglio estrarre i nuovi individui dopo aver tirato fuori la pianta madre dal vaso e ripiantare in se­guito quest'ultima e i nuovi getti secondo la tecnica classica.



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Emanuela Caposecco

Emydea - fiori, piante, composizioni floreali


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In tutta Italia, da Aosta a Lampedusa, si alza un solo grido: basta rumore.

Difatti, l’inquinamento acustico è un problema che affligge la vita moderna. Cantieri, aeroporti, locali notturni, industria pesante, traffico mettono a dura prova nervi e timpani di oltre 40 milioni di italiani ogni giorno (secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità).

Ma cosa fanno gli italiani per difendersi da questo nemico? Solitamente e sempre più spesso si riuniscono in comitati in quanto le normative in questo campo sono ancora molto labili e soggette a differenti interpretazioni a seconda delle differenti correnti di pensiero.

Vediamo ora di capire cos’è l’inquinamento acustico ed i suoi danni fisici e psichici all’organismo umano.

In effetti, un inquinamento di questo genere può essere semplicemente paragonato ad un danneggiamento dell’ambiente naturale ed urbano da parte dell’uomo e delle azioni che esso compie nel suo habitat. La soglia di inquinamento viene superata quando il danneggiamento è dovuto ad un’eccessiva e prolungata esposizione di rumori di elevata intensità.

A tal proposito, l’inquinamento acustico può provocare nel tempo, oltre ai classici problemi fisici (sordità, problemi e malattie all’apparato uditivo), anche difficoltà a livello psicologico che si manifesta con sintomi di stress e pressione sulle persone che sono continuamente esposte al rumore.

Le principali cause di inquinamento acustico in Italia sono cantieri, aeroporti, traffico stradale e fabbriche. Appunto per questi motivi, sin dall’antichità queste attività rumorose venivano posizionate ai margini delle città. Ma in un mondo in continua espansione ed in perenne bisogno di spazio, questo ormai non è più quasi possibile da applicare alla civiltà economica moderna.

Partendo da questo concetto bisogna quindi rivedere e limitare le fonti di rumore ad elevata densità ed in particolar modo la guerra contro il rumore proveniente dalle industrie si combatte tranquillamente via web, grazie ad innovative aziende che investono continuamente nelle tecnologie di insonorizzazione acustica ed in prodotti in grado di isolare acusticamente qualsiasi stanza e/o lavorazione di tipo industriale.

In questi termini, sempre più aziende del settore si affacciano al mondo internet per proporre le proprie cabine insonorizzate ideali per la filtrazione industriale a clienti potenziali che ricercano per l’appunto di ridurre al massimo le proprie emissioni acustiche, al fine di migliorare la qualità dei propri dipendenti e dei propri “vicini di fabbrica”.

L’ideale quindi è anticipare i tempi, affidandosi a società specializzate nella insonorizzazione industriale che permetta di ridurre al minimo ogni emissione di rumore e ad ogni modo ridurre i decibel (unità di misura del suono, sigla dB).

Investimenti di questo tipo permettono enormi vantaggi, sia ai fini legali sia ai fini della produttività in termini di miglioramento delle condizioni lavorative delle risorse umane. Allora non resta che informarsi ed installare subito queste tipologie d’impianti d’insonorizzazione acustica ed ambientale.

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A cura di Michele De Capitani

Prima Posizione Srl – Comunicazione Marketing


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Con l’introduzione della raccolta differenziata, il problema della pulizia della città si è parecchio complicato rispetto a prima. Se tenere pulita la città a parole è un valore che tutti condividiamo, i mezzi per farlo sono diversi e non sempre di facile applicazione. Molte città si sono dovute adeguare a questo sistema, e soprattutto i cittadini hanno dovuto imparare a differenziare e a separare i vari materiali.
Già di per sé un primo passo non immediato per molte persone. Entro il 2006 era obbligo di tutti i Comuni raccogliere in maniera differenziata almeno il 35% dei rifiuti (in origine tale percentuale era da raggiungere nel 2003); la nuova normativa prevede l'obbligo di raggiungere il 65% entro il 2012. I comuni che non rispettano tali limiti incorrono in multe salate. Mentre più un comune ricicla e meno paga. Negli ultimi anni, soprattutto grazie a questo sistema, si sono registrati risultati molto buoni, con in testa Torino che è attorno al 50% come percentuale di riciclaggio e a seguire Verona con il 36%. Addirittura alcuni comuni raggiungono risultati oltre l’80% del materiale differenziato.

Un secondo problema si affronta nell’organizzazione della raccolta dei rifiuti. Alcuni comuni hanno adottato la raccolta dei rifiuti porta a porta, con giorni stabiliti per ogni tipo di rifiuto. Alcuni hanno sistemato ad ogni angolo le famose campane per i rifiuti, ognuna per una diversa tipologia di materiale. I materiali riciclabili sono i rifiuti organici, la carta, l’alluminio, la plastica e il vetro. Con questi nuovi servizi servono anche nuovi bisogni, come nuovi metodi di raccolta dei rifiuti o l’utilizzo di nuove spazzatrici stradali.

La pulizia della propria città è un tema caro a molti cittadini. Questo non si riflette solo sul ritiro dei rifiuti, che sia fatto porta a porta o tramite le campane. Un momento molto delicato è proprio la pulizia vera e propria delle strade. Le città sono sempre più caotiche, più trafficate, più abitate e di conseguenza anche più sporche. Ogni città adotta i propri metodi e soprattutto ogni area richiede metodi e strumenti diversi, dalle spazzatrici manuali alle pulizie meccanizzate. Le attività di asporto dei rifiuti e pulizia stradale sono spesso svolte dalla medesima azienda, all’interno di un comune. Aziende che hanno dovuto rinnovarsi e strutturarsi in modo diverso per poter fronteggiare tutte le rinnovate esigenze.

Molte aziende si avvalgono inoltre di servizi di noleggio di macchine per la pulizia, per contenere i costi del rinnovo delle attrezzature. In questo campo infatti sono nate ultimamente anche delle innovazioni che potrebbero cambiare la vita di molti cittadini. Per esempio a quante persone è capitato di trovarsi una salatissima multa per aver lasciato l’auto posteggiata in strada mentre era in corso la pulizia della strada? Per ovviare a questo problema ora stanno nascendo macchine per la pulizia della strada anche con le auto parcheggiate. Queste macchine utilizzano una tecnologia che consiste in un braccio (snodabile nelle macchine grandi, fisse in quelle piccole) con cui l’operatore a terra rimuove con un getto di aria e acqua compressa lo sporco sui marciapiedi e
sotto le auto portandolo a centro strada da dove viene aspirato dalla macchina.

Amare la nostra città vuol dire anche aiutare a mantenerla pulita, il riciclaggio dei rifiuti è un momento fondamentale, ma non solo questo. Occorre soprattutto sensibilizzare e coinvolgere tutta la cittadinanza nel migliorare il decoro e l'igiene del territorio, attraverso abitudini ecologicamente virtuose.

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A cura di Martina Meneghetti

Prima Posizione Srl – Redazione piano marketing


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Come organizzare un giardino fiorito

Il giardinaggio può essere un hobby molto piacevole e rilassante. Si tratta di un'attività creativa, che può aggiungere colore ed una gradevole vista di casa vostra. Il giardinaggio è molto di più che ridursi a piazzare alcune piante nel terreno, quindi per goderselo al meglio e per avere un gradevole impatto visivo c’è bisogno di pianificare alcune cose e prendere alcune decisioni preventive su come vorreste realizzare il vostro giardino.

Probabilmente la considerazione iniziale più importante è quella di valutare che tipo di giardino vogliamo. Un giardino a prato verde oppure un orto? Un giardino soltanto di fiori? Un giardino con dei fiori che sbocciano solo in primavera, o di una varietà di fiori che possono fiorire dalla primavera all'autunno? Se proprio lo si vuole veramente e si ha abbastanza spazio, perché non avere diversi giardini nello stesso tempo? Ad esempio un piccolo spazio vicino casa per la coltivazione di erbe e poi magari alcuni fiori in un angolo per aggiungere solo un tocco di colore.


Solo dopo aver deciso il tipo di giardino desiderato possiamo andare a scegliere le varie collocazioni; se si vogliono coltivare delle erbe o ortaggi il miglior posto per loro è vicino casa e meglio ancora dalla parte della cucina, in modo da potervi accedere facilmente mentre si sta preparando da mangiare. Se si desiderano invece fiori, piante o arbusti, allora questi possono essere collocati in qualsiasi posto dello spazio a disposizione.

Una cosa però è da tenere in considerazione per quanto riguarda la posizione ed è la quantità di sole che ogni determinata zona riceve durante il giorno. Prendete un foglio di carta e disegnate una mappa approssimativa del giardino, distinguendola in varie sezioni. Poi, iniziando dal mattino, controllate il giardino ogni ora e annotate se le varie sezioni sono colpite dal sole o no. Se una sezione riceve 6 o più ore di luce solare diretta, si tratta di una zona di sole pieno. Dalle 3 alle 6 ore è una zona di sole/ombra e meno di 3 ore è di piena ombra. Una volta distinte le varie sezioni del vostro giardino, relativamente alle zone di sole-ombra, allora potete scegliere la piante adeguate.


A questo punto bisogna decidere anche la disposizione per le vostre piante/fiori e cosa vogliamo piantare. A seconda dei vostri gusti, potete definire la loro collocazione in precise forme geometriche, oppure in formazioni libere, come ad esempio una sorta di “ameba”, che ovviamente vi consente una maggiore libertà di realizzazione. Inoltre bisogna decidere come piantare le aiuole; potete ad esempio creare delle file strette formate da un unico tipo di fiori, oppure avere diversi gruppi composti da diversi tipi di fiori/piante. Se si pensa di piantare una composizione mista, bisogna assicurarsi che le varietà siano compatibili tra di loro. Quindi si sceglieranno piante che hanno esigenze simili per quanto riguarda il tipo di terreno, l’acqua e luce solare.


Mentre si pianta bisogna sempre raffigurarsi un gradevole accostamento tra i diversi colori e forme; assicuratevi quindi che i colori e le forme non siano in contrasto. Potete creare una dimensione verticale per un’aiuola, con piante più alte poste in mezzo o posteriormente, riducendo gradualmente l’altezza mano a mano che si va verso il bordo dell’aiuola.


Uno dei modi generalmente usato per donare una vista naturale alle composizioni, è quello di posizionare le piante in gruppi dispari di tre, cinque o sette piante in ogni gruppo.


Nel programmare il vostro giardino, potreste anche voler decidere di mettere in risalto alcuni fiori o piante che vi piacciono di più. Se avete delle piante ad alto fusto, potreste piazzare tra di loro ad esempio degli elementi decorativi, come paletti, lampioncini, statue, ecc., oppure delle sfere ornamentali per aggiungere un gradevole tocco visivo.


Un giardino progettato senza certe accortezze può solo sembrare un banale miscuglio di piante messe lì a caso, mentre uno ben pianificato avrà una look sicuramente migliore.


Il consiglio quindi è soprattutto quello di riservare un po’ del vostro tempo alla pianificazione degli spazi verdi, anche perché potete sempre cambiare idea mentre state ideando il vostro giardino.



Usate la vostra immaginazione e renderete il vostro giardino unico.


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Emanuela Caposecco

Emydea - fiori, piante, composizioni floreali


Fonte: Article-Marketing.it




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L’emergenza rumore, come affrontarla

Chiunque sia abituato a vivere in città tende a dare il rumore per scontato, tant’è che è classico il senso di spaesamento che coglie quando ci si trova a passare una serata in campagna o in un piccolo centro e ad avere intorno finalmente un po’ di vero silenzio.

Il silenzio a volte non ci ricordiamo nemmeno più cosa sia. È un qualcosa da temere, come il silenzio imbarazzato di due persone che non sanno cosa dirsi. Eppure a volte il silenzio è d’oro. Si dice anche che quando due persone riescono a stare insieme anche senza parlare, quella sia la vera amicizia. Niente discorsi inutili, niente rumori che confondano il pensiero. Ma questo non è certo il problema più grave. Prima di tutto perché l’abitudine al rumore è solo parziale, in effetti il corpo continua a percepirlo e- a lungo andare- la cosa non è priva di conseguenze.

In Europa si stima che circa il 25% della popolazione sia quotidianamente esposta a rumori così elevati da essere un serio pericolo per la salute. Studi recenti dimostrano che il rumore è oggi una delle principali cause del peggioramento della qualità della vita nei centri abitati, in particolar modo nelle grandi città. Sia al lavoro che a casa, siamo bombardati in continuazione, sarebbe quindi meglio come minimo adottare dei filtri di trattamento d'aria come prima barriera contro il rumore.

Il problema in molti casi però si aggrava perché molti giovani soffrono di perdite dell’udito ma non se ne rendono conto e soprattutto non si rendono conto dei pericoli a cui si espongono sul posto di lavoro quando non si indossano i paraorecchie o non sono utilizzate per esempio delle cabine silenti, in discoteca, se si ascolta musica con la cuffia ad alto volume, nel traffico, in metropolitana, sui mezzi pubblici, nelle piazze.

Pochi i luoghi che dall’inquinamento acustico sono immuni. Oggi questo problema presenta il conto in termini d’insonnia, palpitazioni, depressione, sensazione d’insicurezza, mancanza di concentrazione, elevato livello di stress, incapacità di restare in silenzio, disturbi del sonno, disturbi della memoria, irascibilità, fretta. E l’Organizzazione Mondiale della Sanità inizia a considerare il rumore urbano una delle cause d’ipertensione e tra le cause d’infarto.

Un problema quindi da non prendere certo sottogamba, né al lavoro né a casa. Una delle migliori soluzioni sarebbe insonorizzare le pareti, questo ha una duplice funzione. La prima è di tenere al di fuori delle mura domestiche i rumori molesti e quindi di evitare le contaminazioni almeno quando si è dentro casa o in ufficio. La seconda è di non far uscire il rumore all’esterno, in presenza di lavorazioni particolarmente rumorose o di televisori o radio col volume al massimo.
In questo modo non saremmo danneggiati dai rumori altrui o comunque non danneggeremmo gli altri coi nostri rumori.

È importante preservare le nostre orecchie e i nostri cervelli da questa pericolosa, anche se spesso sottovalutata, causa di inquinamento. Ma è altrettanto importante evitare che anche gli altri subiscano questi gravi danni fisici e mentali!


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A cura di Martina Meneghetti

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